I Vicerè Locandina

I Vicerè

Porretta Cinema

REGIA: Roberto Faenza
SOGGETTO: liberamente ispirato all’omonimo romanzo “I Vicerè” di Federico De Roberto
SCENEGGIATURA: Francesco Bruni, Roberto Faenza, Filippo Gentili, Andrea Porporati
SCENOGRAFIA: Francesco Frigeri
FOTOGRAFIA: Maurizio Calvesi
MONTAGGIO: Massimo Fiocchi
MUSICHE: Paolo Buonvino
INTEPRETI: Alessandro Preziosi, Lando Buzzanca, Cristiana Capotondi, Guido Caprino, Lucia Bosè, Assumpta Serna, Sebastiano Lo Monaco, Giselda Volodi, Paolo Calabresi, Biagio Pelligra, Stefano Bicocchi (Vito)
PRODUZIONE: Elda Ferri per Jean Vigo Italia S.r.l.
PAESE DI PRODUZIONE: Italia
DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
ANNO: 2007
DURATA: 120 minuti

Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Federico De Roberto, il film racconta le vicende del Risorgimento meridionale negli ultimi anni della dominazione borbonica prima della nascita dello Stato italiano; narrate attraverso la storia di una famiglia dell’alta nobiltà catanese, gli Uzeda di Francalanza, discendente da antichi viceré spagnoli ai tempi di Carlo V.
E’ la morte dell’anziana principessa Teresa incipit di un ritratto famigliare ottocentesco che si arricchisce pian piano con la narrazione dei momenti in cui tutti i famigliari si ritrovano uniti: le esequie, la lettura del testamento, la nascita di un figlio, la caduta dei Borbone.
Le vicende narrate attraverso lo sguardo del giovane Consalvo, ultimo erede degli Uzeda, svelano misteri ed intrighi che coinvolgono personaggi profondamente dominati da grandi ossessioni e passioni, complesse personalità in lotta tra loro per l’eredità.
In un tal contesto agli occhi di Consalvo appare ancora più imponente la figura dell’istrionico Principe Giacomo, pater familias superstizioso ed arrogante i cui peggiori tratti caratteriali si ritroveranno nel cinismo del Consalvo più maturo. Nella seconda parte del film, infatti, la storia abbandona il ritratto d’insieme e vira sul racconto della crescita e della vita di Consalvo, sempre in bilico fra perfida anarchia e celata redenzione. Nel suo discorso finale esprimerà appieno la consapevolezza e lo smarrimento del ritrovarsi disorientato trasformista in una società affastellata di cambiamenti, più di superficie che di sostanza.