Porretta Cinema 07 - Il cinema di Mario Monicelli

Mario Monicelli MARIO MONICELLI

Nato da una famiglia di origine mantovana, e cresciuto a Viareggio, secondo figlio del critico teatrale e giornalista Tomaso, fratello minore di Giorgio, vive nella Viareggio degli anni '30, assorbendo appieno l'atmosfera magica ed il fermento culturale della città dell'epoca. Frequenta il liceo classico Giosuè Carducci e si laurea in storia e filosofia, accostandosi al cinema grazie all'amicizia con Giacomo Forzano, figlio del commediografo Giovacchino Forzano, fondatore a Tirrenia di moderni studios cinematografici sotto il nome di Pisorno, curiosa fusione dei nomi delle due città, eterne rivali, Pisa e Livorno, che Mussolini progettava di compiere. In questi anni, in Monicelli si va delineando quel particolare spirito toscano che sarà determinante per la poetica cinematografica delle commedia del regista (molti scherzi di uno dei suoi film più noti "Amici miei", sono episodi che fanno realmente parte della sua giovinezza).
Il critico cinematografico Stefano Della Casa, nel suo volume dedicato al restauro di uno dei capolavori del regista toscano ( L'Armata Brancaleone - Quando la commedia riscrive la storia - Lindau 2006 ), confuta con certezza le origini viareggine del regista, arrivando a sostenere che in realtà Mario Monicelli sia nato a Roma, nel quartiere Prati. Assieme a Alberto Mondadori, amico e collaboratore, dirige nel 1934 il cortometraggio Cuore rivelatore, a cui fa seguito, sempre nello stesso anno, un mediometraggio muto, I ragazzi della via Paal, presentato e premiato a Venezia. Sotto uno pseudonimo, Michele Badiek, dirige nel 1937 il suo primo lungometraggio, insieme ad alcuni amici, Pioggia d'estate, con Ermete Zacconi ripreso nella sua villa di Viareggio. Critico cinematografico dal 1932, negli anni tra il 1939 ed il 1949 fu attivissimo come aiuto-regista e come sceneggiatore, collaborando a circa una quarantina di titoli.
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Manifesto del Festival - pdf 2,11 Mb
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Il Direttore Artistico
Giacomo Martini

 

Monicelli ha firmato alcuni capolavori del dopoguerra italiano, contribuendo ad uno dei periodi più floridi del cinema del nostro paese, entrando di diritto nella storia.

I soliti ignoti del 1958 vanta un cast eccezionale, composto da Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Totò e Claudia Cardinale, ed è considerato quasi unanimemente il primo vero film del florido filone della commedia all'italiana.

L'anno successivo, Monicelli gira quello che molti considerano il suo capolavoro, il film che lo rende famoso oltre i confini italiani, La grande guerra, Leone d'Oro alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 1959 e sua prima nomination all'Oscar. Il film, lontano dagli stereotipi classici della commedia, ha un tono tragicomico che tocca in maniera delicata un argomento molto difficile come la tragedia della Prima Guerra Mondiale. Le interpretazioni di Alberto Sordi e Vittorio Gassman danno all'opera un notevole valore aggiunto.

La seconda nomination all'Oscar arriva nel 1963 con I compagni.
Nel dittico burlesco L'armata Brancaleone (1966) e Brancaleone alle crociate (1969), Monicelli inventa un "nuovo" e personalissimo Medioevo, comico e condito da una assolutamente inverosimile lingua maccheronica che ha fatto epoca.

Tra gli altri film di rilievo vanno menzionati La ragazza con la pistola, terza nomination all'Oscar (1968), Romanzo popolare (1974) e Amici miei (1975) - che ebbe due seguiti, il primo dei quali realizzato da Monicelli stesso e il secondo da Nanni Loy - Un borghese piccolo piccolo (1977) e Il marchese del Grillo (1981), entrambi con grandi interpretazioni di Alberto Sordi.

Più recentemente vanno menzionati Speriamo che sia femmina (1986) e Parenti serpenti (1992).
Oltre il cinema, è stato regista teatrale, televisivo e, occasionalmente, attore, oltre che un grande commediografo.

Nella sua lunga carriera ha collaborato con tutti i più importanti attori italiani: Totò, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Anna Magnani, Alberto Sordi, ma anche Nino Manfredi, Paolo Villaggio, Monica Vitti, Enrico Montesano, Giancarlo Giannini, Philippe Noiret, Giuliano Gemma, Stefania Sandrelli, Gian Maria Volonté e Leonardo Pieraccioni.

Ha scoperto numerosi grandi attori (da ricordare ad esempio il debutto dell'allora giovanissima Claudia Cardinale ne I soliti ignoti), mentre in altri casi ha scoperto le capacità comiche di attori fino a quel momento considerati solo drammatici: è il caso di Vittorio Gassman ne I soliti ignoti, o di Monica Vitti ne La ragazza con la pistola e di Gerard Depardieu in Temporale Rosy.

È da considerarsi probabilmente il regista che meglio di tutti ha interpretato lo stile e i contenuti del genere della Commedia all'italiana. Il sorriso amaro che accompagna sempre le vicende narrate, l'ironia con cui ama tratteggiare le storie di simpatici perdenti, ne caratterizzano da sempre la sua opera. Forse non è un caso che molti critici considerino il suo I soliti ignoti (1958) come il primo vero film della Commedia all'italiana, e nel contempo indichino in un altro suo film, Un borghese piccolo piccolo (1977), l'opera che chiude idealmente questo genere cinematografico.

Con l'avanzare dell'età la sua attività è gradualmente diminuita ma non si è mai fermata, grazie ad una forma fisica e mentale sempre buona. A dimostrazione di questo, a 91 anni (nel 2006), ha firmato la regia di un nuovo film, Le rose del deserto. In occasione dell'uscita di questo film ha confidato, in un'intervista a Gigi Marzullo, di non aver alcuna paura della morte, ma di temere moltissimo il momento in cui smetterà di lavorare, perché si annoierebbe moltissimo.

L’Assessore alla Cultura
Igor Taruffi















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